Centro Estivo Miramare Libertas 2021

Centro Estivo Miramare Libertas 2021: siamo in attesa dei nuovi protocolli per i centri estivi … ma saremo pronti a giugno per accogliere tutti i nostri bambini!!
SIAMO PRONTI AD ACCOGLIERE LE ISCRIZIONI

Per informazioni e iscrizioni potete rivolgervi alla segreteria parrocchiale, via Marconi n. 43 – Miramare di Rimini – dal lunedì al sabato mattina, dalle 9 alle 12,30 -> 0541 373185
oppure scrivere una email a: segreteria@parrocchiamiramare.org

CHI PUO’ FREQUENTARE: è possibile iscrivere tutti i bambini che abbiano compiuto 4 anni, (o che li compiranno entro luglio 2021) fino ai ragazzi di 12 anni (che hanno frequentato la 2^ media).

SPAZI: Il Centro Estivo utilizza per le sue attività, oltre ai locali della parrocchia, anche il salone e soprattutto il Parco Calimero che ci permette di avere tanto spazio a disposizione per i bambini e di trascorrere tante ore all’aria aperta!

  • La giornata tipo del Centro Estivo Miramare Libertas 2021 inizia con l’accoglienza e il gioco libero per permettere ai bambini di socializzare ed esprimersi liberamente. Segue il “cerchio”, come breve momento di condivisione per iniziare poi le attività, divisi per piccoli gruppi di fasce di età. (5 bambini per la fascia 4/5 anni – 7 bambini per la fascia 6/9 anni – 10 ragazzi per la fascia 10-12 anni)

Le attività (giochi, laboratori, compiti) terminano solitamente verso le 12- 12,30 per lasciare di nuovo ai bambini del tempo libero.
A metà mattina è prevista sempre la merenda.

  • ATTIVITÀ SETTIMANALI: per mantenere il distanziamento richiesto dalle norme anti contagio e avere più spazio per muoversi e giocare – i gruppi vivranno le loro attività alternando giornate in sede e fuori sede.

     —-> IN SEDE: laboratori di musica, sport, attività ludiche e attività manuali con materiale di riciclo.
     —-> FUORI SEDE: mattinata in spiaggia (dove abbiamo uno spazio all’ombra riservato per il Centro estivo) con giochi sulla spiaggia e in acqua oppure passeggiata e giochi al parco.
Dal mese di luglio, per i bambini in età scolare, c’è anche la possibilità di svolgere i compiti per le vacanze.

A presto, Equipe educatori Centro estivo Miramare Libertas

Libro su don Mauro Evangelisti “Vivo per amore”

È stato pubblicato il libro ” Vivo per amore – Don Mauro Evangelisti,  prete con la Sla” a cura di Elisabetta Casadei con la prefazione del nostro vescovo Francesco.

Si tratta di scritti di e su don Mauro, lettere, biografia e gli ultimi anni della malattia fino agli ultimi giorni della sua “ora nona”. 92 pagine, al costo di 10 euro.

E’ possibile acquistare il libro presso la segreteria parrocchiale.

PRESENTAZIONE

I vangeli canonici sono quattro – secondo Matteo, Marco,
Luca e Giovanni – ma non è affatto né eretico né errato
parlare di un “quinto vangelo”. Il quale però non è da
intendersi come un vangelo riportato da qualche
amanuense su un antico codice, ma è quel vangelo scritto
con il sangue dei martiri, con il sudore dei pastori, con
l’audacia dei profeti, con la sapienza dei maestri, con
l’umile splendore della “santità della porta accanto”.
Don Mauro Evangelisti è stato più che un santo prete. È
stato letteralmente un prete santo. Tutta la sua vita è stata
una vera pagina di questo quinto vangelo che i cristiani
continuano a scrivere con la loro vita.
Nato in una famiglia religiosa a Torre Pedrera, Mauro fu
uno dei ragazzi del Gruppo Vocazionale della Venerabile
Carla Ronci, la “santa” con il sorriso di cui è in corso il
processo di beatificazione. Un sorriso contagioso, se è vero
che Mauro – diventato prete a 24 anni – continuerà
naturalmente a donarlo anche nei lunghi anni della
malattia. Per 12 anni ha convissuto con la Sla, che ne ha
minato il fisico e perfino la parola: nelle ultime stagioni
ormai non parlava più con le labbra, ma si era fatto lui
stesso parola di vita. “Si era abbandonato alla tenera,
tenace compagnia di Gesù. – scrive mons. Lambiasi nella
Prefazione – Non aveva preteso di capire. Aveva preferito
consegnarsi all’Amore. Aveva scelto di amare e di lasciarsi
amare. Umilmente. Silenziosamente. Appassionatamente.
E aveva trovato la pace. E perfino la gioia. E ha camminato
così, ora dopo ora, con il capo reclinato sul cuore
palpitante del ‘suo’ Gesù, fino alla sua «ora nona»”.

ATTO DI CONSACRAZIONE AL SACRO CUORE DI GESÙ


O Gesù dolcissimo,
che hai compassione degli uomini,
guarda questa Tua comunità di Miramare
e tutti coloro che sono qui presenti,
uniti in preghiera davanti a Te.
Noi siamo tuoi,
perché tu ci hai amato per primo,
ma per essere a te
più strettamente congiunti,
vogliamo ora consacrarci
al Tuo Sacratissimo Cuore.
O Gesù, pieno di bontà,
abbi misericordia di noi
e attiraci tutti al tuo Divin Cuore.
Signore, sii Tu il nostro Re
e il nostro Pastore,
perché ogni nostra azione
sia da Te ispirata e da te guidata.
Rendici umili e miti, misericordiosi
come Tu sei misericordioso.
Fa’ che non ci fermiamo
davanti alle prove della vita,
ma che, resi “nuovi” dal Tuo Spirito,
sappiamo ogni giorno convertirci a Te
per testimoniare sinceramente
il tuo Vangelo
nelle diverse circostanze della vita
a lode e gloria del Tuo Divin Cuore
Benedetto nei secoli dei secoli.
Amen.

Omelia pronunciata da papa Francesco – 27/03/2020

«Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme.

È facile ritrovarci in questo racconto. Quello che risulta difficile è capire l’atteggiamento di Gesù. Mentre i discepoli sono naturalmente allarmati e disperati, Egli sta a poppa, nella parte della barca che per prima va a fondo. E che cosa fa? Nonostante il trambusto, dorme sereno, fiducioso nel Padre – è l’unica volta in cui nel Vangelo vediamo Gesù che dorme –. Quando poi viene svegliato, dopo aver calmato il vento e le acque, si rivolge ai discepoli in tono di rimprovero: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?» (v. 40).

Cerchiamo di comprendere. In che cosa consiste la mancanza di fede dei discepoli, che si contrappone alla fiducia di Gesù? Essi non avevano smesso di credere in Lui, infatti lo invocano. Ma vediamo come lo invocano: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (v. 38). Non t’importa: pensano che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro. Tra di noi, nelle nostre famiglie, una delle cose che fa più male è quando ci sentiamo dire: “Non t’importa di me?”. È una frase che ferisce e scatena tempeste nel cuore. Avrà scosso anche Gesù. Perché a nessuno più che a Lui importa di noi. Infatti, una volta invocato, salva i suoi discepoli sfiduciati.

La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità.

Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, la tua Parola stasera ci colpisce e ci riguarda, tutti. In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermieri e infermiere, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: «che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai.

Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale. Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi. Il Signore ci interpella dalla sua croce a ritrovare la vita che ci attende, a guardare verso coloro che ci reclamano, a rafforzare, riconoscere e incentivare la grazia che ci abita. Non spegniamo la fiammella smorta (cfr Is 42,3), che mai si ammala, e lasciamo che riaccenda la speranza.

Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità e di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Cari fratelli e sorelle, da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” (cfr 1 Pt 5,7).

San Pietro 27.3.2020