La Storia

GLI ALBORI DELLA PARROCCHIA

MIRAMARE: prima curazia, poi parrocchia

Come quasi tutte le attuali parrocchie di mare, anche quella di Miramare affonda le sue radici nell’entroterra. Infatti fino al 1955 il territorio di Miramare apparteneva in buona parte alla parrocchia di Santa Maria di Casalecchio e in parte minore alle curazie della Colonnella e di Bellariva. Con il decreto della Curia Vescovile di Rimini datato 15 gennaio 1955, di cui riportiamo sotto il testo originale, a firma di Sua Eccellenza Emilio Biancheri, Vescovo, viene eretta la Curazia autonoma di Miramare col titolo del Sacro Cuore di Gesù:”…Ora per meglio provvedere ai bisogni spirituali della anzidetta frazione di Miramare, di Nostra facoltà ordinaria, a norma del Can. 1427 di Diritto Canonico, uditi gli aventi interesse, dismenbriamo e dividiamo dalla Parrocchia di Santa Maria di Casalecchio e dalle Curazie della Colonnella e Bellariva e col presente formale decreto erigiamo la Curazia autonoma in Miramare col titolo del Sacro Cuore di Gesù, cogli abitanti del territorio di cui alla presente divisione: …”. La motivazione di questo riconoscimento a Curazia autonoma sta nel fatto che al territorio di Miramare viene riconosciuta lo status di stazione balneare rinomatissima ed in continuo sviluppo, con popolazione stabile di oltre tremila abitanti. La distanza di circa cinque chilometri da Rimini, la distanza dalla Parrocchia di Casalecchio e l’ampliamento del vicino “campo di Aviazione”, il futuro aeroporto, sono di ostacolo, per i residenti, alla normale fruizione dei bisogni spirituali. Il Sacerdote che viene nominato col titolo di Curato di Miramare e che reggerà “ad nutum Episcopi” detta Vicaria Curata, di libera collazione dell’Ordinario Diocesano di Rimini e con l’obbligo di residenza è il Rev. Torroni don Alberto di Angelo.

CI SI AVVIA AL RICONOSCIMENTO A PARROCCHIA

Don Alberto Torroni reggerà la Curazia fino al 1957 quando è sostituito da Don Filippo Laschi. La normale attività liturgica, in assenza di un luogo di culto parrocchiale, è svolta nella chiesa  dell’Immacolata Concezione, costruita nei primi anni Venti del novecento da Don Domenico Masi, fondatore dell’Istituto “Sorelle dell’Immacolata”. Nel periodo estivo, vista la capienza della Chiesa delle suore, non certo adatta ad ospitare i numerosi turisti che frequentavano la nostra spiaggia, le Messe venivano celebrate in un capannone che oggi ospita il super mercato alimentare della Coop. Le suore erano presenti a Miramare da molto tempo prima che fosse eretta a parrocchia. Sono state le prime e per molto tempo unica presenza religiosa quando ancora il centro abitato quasi non esisteva. Quasi tutti i giovani miramaresi di allora hanno avuto come catechista una suora nella preparazione ai sacramenti della Cresima e della Prima Comunione e quasi tutti in un modo o in un altro hanno partecipato alle attività aggregative, ricreative e formative. Così come molti adulti di allora hanno preso parte alle gite-pellegrinaggio e alle iniziative da esse organizzate. Con il passare degli anni e con lo sviluppo sociale ed economico di Miramare era evidente che l’attività delle suore, dedite fra l’altro a tante iniziative caritative e di impegno non solo religioso ma anche sociale, vedi ad esempio la scuola materna che fin dal 1932 funzionava regolarmente oppure la scuola di lavoro, con la quale molti giovani meno fortunati venivano formati per un inserimento sicuro nel mondo lavorativo, non potesse essere sufficiente ad affrontare le tante aspettative dei residenti. La Curazia stessa aveva bisogno di un ulteriore riconoscimento e di un passaggio di carattere istituzionale diverso. Il 20 marzo 1961 con decreto della Curia Vescovile la Curazia di Miramare viene eretta  a parrocchia col titolo SACRO CUORE DI GESU’

 LA CURAZIA DI MIRAMARE E’ ERETTA A PARROCCHIA

Il decreto del Vescovo di Rimini S.E. Emilio Biancheri e controfirmato dal Cancelliere Vescovile don A. Bruschi  porta la data del 20 marzo 1961. Il decreto recita che:”…Per meglio provvedere alle cure spirituali degli abitanti, a norma dei Canoni 1427 e 1428 del Codice di Diritto Canonico, col presente formale decreto dismembriamo e dividiamo dalla parrocchia di Santa Maria di Casalecchio, ed erigiamo la nuova autonoma parrocchia col titolo – SACRO CUORE DI GESU’ –nella omonima Chiesa in località – Miramare di Rimini – provincia di Forlì, con gli abitanti, case e famiglie nella seguente delimitazione di confini: NORD = Mare, fosso Rodella, Via Ronconi fino alle piste del Campo di Aviazione. SUD = Mare, ruscello di confine dei Comuni di Rimini e Riccione. OVEST= Piste del campo di Aviazione. EST= Mare”.

 IL RICONOSCIMENTO CIVILE DELLA NUOVA PARROCCHIA

In data 2 agosto 1961  a firma del Presidente della Repubblica  Gronchi e controfirmato dal Primo Ministro Scelba e con il visto del Guardasigilli Gonella il decreto dell’Ordinario Diocesano di Rimini che erige a parrocchia Miramare con il titolo di Sacro Cuore di Gesù è riconosciuto agli effetti civili e alla stessa parrocchia è riconosciuta la personalità giuridica.

DON ITALO URBINATI: PRIMO PARROCO DI MIRAMARE

Nello stesso decreto con il quale il S.E. il Vescovo Emilio Biancheri  eregge a parrocchia la Chiesa di Miramare, compare la nomina del primo parroco: “…Come parroco della nuova parrocchia col titolo –SACRO CUORE DI GESU’- in Miramare di Rimini, eleggiamo e deputiamo il Rev. Urbinati don Italo del fu Giovanni”. Don Italo Urbinati giunge a Miramare lo stesso giorno della erezione a parrocchia. Arriva assieme all’adorata mamma Dina  da Villa Verucchio. Il suo arrivo era molto atteso dai parrocchiani: molta curiosità e tante aspettative venivano riposte nella sua figura. La mamma Dina era una signora di grande cordialità che subito si fece apprezzare per la sua umanità. Don Italo si presentò con il suo abito talare ed ebbe un impatto sui parrocchiani che oggi si potrebbe dire di grande immagine: portamento di grande dignità, un bell’ uomo, un leggero sorrisetto sulle labbra. Ma quello che fece in modo di conquistare subito i parrocchiani fu la sua grande umanità dimostrata nella sua semplicità e disponibilità, nel suo essere sempre presente, nel sapere ascoltare e trovare la parola giusta per ogni questione. Il primo alloggio che fu trovato fu una casetta che si trovava dove oggi sorge il Residence Wellcome. Si può dire che fu proprio un “benvenuto”.

 LE ATTIVITA’ PARROCCHIALI

Raccontano alcuni “giovani” di allora che la prima cosa che fece don Italo fu quella di installare un calcio balilla all’interno dell’unica saletta che era disponibile per gli incontri dei giovani. Fu una grande intuizione in quanto questo semplicissimo gioco attirò tanti ragazzi, tanto da poter dire che diede inizio al primo “oratorio parrocchiale”. Le attività, come abbiamo già potuto dire, funzionavamo ancora prima dell’istituzione della parrocchia, ed erano anche numerose e partecipate. Era operosa una sezione dell’Azione Cattolica, allora doverosamente divisa in Gioventù Femminile e Gioventù Maschile) e funzionava il catechismo gestito dalle Sorelle dell’Immacolata. Ma certamente con don Italo tutte le attività furono incrementate e se ne aggiunsero altre. Ad esempio è del 1961 l’uscita del primo numero del giornalino parrocchiale “Il Menestrello”, redatto dai giovani della parrocchia e stampato con metodi “arcaici”, un misto tra ciclostile e stampa a mano. Fu un giornalino di breve durata ma fu significativo per dimostrare la vitalità di una realtà parrocchiale che seppure agli albori iniziava ad avere una propria dimensione e una propria identità. Pian piano le attività parrocchiali iniziano a prendere grande risalto e coinvolgono sempre più giovani, ragazzi e adulti. Siamo nel periodo del boom economico, Miramare è diventata una località turistica di grande rilevanza, si aprono attività e crescono i residenti. Don Italo da solo non può arrivare da per tutto, ha bisogno di aiuto. Il primo cappellano è Don Elio che arriva negli anni 1962/63 e che stravolge con i suoi metodi e il suo modo di vedere l’ambiente parrocchiale. Intendiamoci, non c’è nulla di rivoluzionario anzi (don Elio è un prete che si può considerare “conservatore”), ma ha il pregio di capire ed  intuire il cambiamento dei tempi: con Don Elio  gli incontri che prima venivano fatti doverosamente separati tra maschi e femmine ora vengono fatti assieme. Viene eliminata la distinzione gioventù femminile e gioventù maschile: i giovani sono giovani e basta. Gli incontri sono svolti in maniera informale, seguono una traccia, ma il tutto è un dialogo tra i partecipanti.

Iniziano alcune uscite la domenica pomeriggio presso la struttura della Sol et Salus di Torre Pedrera dove alcuni giovani si impegnano a trascorrere del proprio tempo con persone meno fortunate. Ha inizio quello che viene chiamato il percorso della Caritativa. Assieme a questa attività nascono altre iniziative: il cinema per i bambini alla domenica pomeriggio, attività sportive e ricreative. Tutte queste animate da quei ragazzi del 1943/1948. Nascono i gruppi e ci si dividono le responsabilità. Si ricorda ad esempio che alcuni si occupavano delle pesche parrocchiali; altri pensavano alle commedie e agli impianti necessarie alle varie iniziative; altri ancora erano i responsabili della organizzazione delle gite. Dobbiamo ricordare qualche partecipante a questi gruppi pur sapendo che molto probabilmente qualcuno potrebbe essere dimenticato. Tra i ragazzi c’erano Enzo Delucca, Giampaolo detto Cicci Gagliardi e suo fratello Lele, Claudio Muratori, Luigi Tosi, Lino Germondari, Cesare Zanella, Enzio Santini, Piero Gianni detto Yankee, Renato Nanni, Mario    detto Marione. Tra le donne la Cesarina, Laura Zaghini, Maria Guerra, Clara Ronchi, Paola Crescinbeni, Enza Canuto, Giuseppina Rinaldi, le sorelle Fafà, Pia Gamberini.

 LA PARROCCHIA HA BISOGNO DI UNA CHIESA

La costituzione della nuova parrocchia non è certamente l’atto finale di un cammino anzi nel caso della parrocchia del sacro Cuore di Gesù di Miramare si tratta di un inizio di un percorso che porterà alla costruzione della Chiesa parrocchiale. Subito dopo l’istituzione a parrocchia si sente il bisogno e l’urgenza di costruire una nuova Chiesa. Quella delle suore, che fino ad allora aveva sopperito alla mancanza di un luogo di culto, iniziava ad essere inadeguata rispetto alla crescita demografica di Miramare: se già diventava insufficiente nei mesi invernali per una popolazione che stava superando i tremila abitanti, lo era a maggiore ragione nel periodo estivo per l’affluenza dei tantissimi turisti. Ancora una volta sono le suore a venire incontro alle necessità e in attesa della costruzione di una nuova chiesa, durante l’estate è utilizzato, per celebrare la messa, un ampio capannone che corrisponde oggi a quello dove è attivo il supermercato Coop. Per la costruzione della nuova chiesa si costituisce un Comitato del quale facevano parte alcune personalità di rilievo di Miramare: si ricorda Bruno Ciavatta, Sante Forlani, Enrico Ronchi, Gino Metalli. Anche i parrocchiani partecipano con grande generosità alla raccolta dei fondi da destinare alla costruzione. La partecipazione è molto sentita e seppure non ci fosse molta disponibilità di denaro a causa delle “cambiali” sottoscritte per finanziare le varie attività turistiche, ci fu grande senso di solidarietà. Allora ci sentiva più comunità, i rapporti erano molto più diretti, ci si conosceva più o meno tutti e si condivideva più facilmente  un progetto. La parrocchia da poco nata era una porta aperta e un ambiente accogliente dove c’era sempre qualcuno disposto ad ascoltarti e veniva identificato spesso come il punto di incontro e di ritrovo.

 

INIZIO E FINE DELLA COSTRUZIONE DELLA CHIESA

A progettare lo studio della nuova chiesa e delle strutture parrocchiali viene incaricato l’architetto riminese Luigi Fonti. L’inizio non è dei più facili viste le difficoltà burocratiche che si incontrano lungo il cammino. Ma poi tutto diventa più fluido: il progetto viene approvato dai vari uffici competenti e il 22 agosto 1965 viene posta dall’impresa edile Lami e benedetta dal Vescovo Emilio Biancheri la prima pietra Intanto nel maggio del 1964 era stato possibile costruire un alloggio per il parroco, un salone pensato come parte del complesso parrocchiale. In questo salone la sera del 16 gennaio 1965 è celebrata la prima messa parrocchiale. I lavori di costruzione vanno avanti abbastanza celermente tanto che il 8 maggio 1966 si celebra il sacramento della Prima comunione nella nuova chiesa grande attorno ad un altare provvisorio e con i soli muri grezzi e la copertura del tetto. Il 27 novembre 1966 il Vescovo Emilio Biancheri consacra l’altare in marmo della cripta dedicandolo alla Madonna “Mater Ecclesiae”) e finalmente il 19 novembre 1967 lo stesso vescovo consacra solennemente l’altare maggiore dedicandolo al sacro Cuore di Gesù.. Per quanto riguarda le varie rifiniture ( la cupola, il lucernario, ecc.) vanno più a rilento e devono anche subire dei ridimensionamenti rispetto al progetto originario. Lo stesso campanile previsto nel progetto approvato viene addirittura cancellato e non verrà più costruito. Solo nel 1983 il parroco potrà lasciare l’alloggio provvisorio ed entrare nella nuova canonica.

CURIOSITA’ ED ANEDDOTI

Un ricordo che merita di essere menzionato in quanto ci fa tornare indietro nel tempo e rivivere momenti difficili fu il 22 novembre del 1963 alle ore 18,30 circa. In parrocchia quel venerdì a quell’ora c’era un incontro del gruppo giovani che discutevano di un argomento di interesse comune, quando all’improvviso e pallido in volto entrò don Italo che con la sua voce flebile disse ai presenti: “Hanno sparato a Kennedy”. Questa notizia che veniva da così lontano detta con quel tono pieno di angoscia poteva sembrare a primo avviso eccessiva essendo qualcosa che non toccava direttamente coloro che ascoltavano, ma ai presenti si mostrò subito come il segno dei tempi che gradatamente cambiavano. Quel 22 novembre 1963 a Dallas in Texas alle 12,30 ora locale John F.G. Kennedy fu ferito mortalmente da colpi di arma da fuoco e quello fu l’inizio di una nuova era.

Nel 1965 un fatto misterioso e che colpì molto Don Italo tanto che nel tempo non se ne diede mai pace fu il furto del Santissimo Sacramento avvenuto all’interno dei locali della chiesa ancora in costruzione. Non ci furono indizi tali da poter risalire all’autore o agli autori del furto. Al tempo si parlò addirittura di riti satanici dietro a questo misfatto ma alla fine non si seppe mai nulla del movente. La pisside contenente le ostie consacrate non fu mai più ritrovata nonostante lo stesso Don Italo in persona cercò di trovarla andando a perlustrare alcune zone di Miramare. Fu un terribile episodio che non é stato dimenticato da quanti lo vissero.

Con don Elio era consuetudine dire la messa al mare: in spiaggia o addirittura in barca. Il cutter di Muratori era la barca preferita e all’alba era frequente che salissero tanti ragazzi per partecipare alla Messa che don Elio celebrava. Ci sono diversi documenti filmati che ricordano queste occasioni.

Anche chi scrive ha un episodio da raccontare con protagonista don Elio. Era evidente che durante l’estate le attività parrocchiali subivano un calo dovuto al lavoro estivo. Un po’ come accade pure oggi. Noi studenti che non avevamo un quattrino in tasca dato che spesso e volentieri le nostre famiglie non vivevano negli agi, d’estate andavamo a lavorare. Chi faceva il barista, chi il cameriere chi il bagnino. Io in quella estate del 1967 facevo il bagnino al bagno di Severino. Don Elio che voleva che non perdessimo troppo il contatto con Gesù ci veniva a trovare sul lavoro e ci confessava. La prima volta ricordo che era una bellissima giornata di sole; venne in spiaggia, mi prese sottobraccio e incurante delle leggere e simpatiche rimostranze di Severino disse che era ora che mi confessassi. C’era tanta gente intorno che urlava e si divertiva e quando iniziò io sollevai il braccio per farmi il segno della croce. Lui me lo afferrò e disse: non farlo non c’è bisogno il Signore sa il perché.

Un evento che aveva un duplice significato, religioso e mondano, era la ricorrenza del mese di maggio. Era un evento molto atteso da noi giovani: era l’occasione per noi ragazzi di allora di uscire, di stare insieme anche la sera dopo cena, di assaporare i primi tepori dell’estate in arrivo. Era un’occasione che spesso diventava una scusa: ai riti del mese mariano spesso si accompagnava l’occasione per incontrare la ragazza o il ragazzo che ti piaceva.

 

Alessandro Lualdi