Benedizioni alle famiglie 2020

Carissimi parrocchiani,

in questo periodo che precede la Pasqua desidero con gioia incontrarvi nelle vostre case per conoscervi personalmente, per pregare con voi e portare la Benedizione del Signore alle vostre famiglie.                                                                                                                                                                      don Giovanni

Quest’anno saranno visitate la Contrada via Losanna, da lunedì 27 gennaio,                    la Contrada Orti, da lunedì 25 febbraio, e la Contrada del Mare da giovedì 26 marzo.

Il sacerdote passerà nelle case nei giorni indicati sul calendario in calce: il mercoledì mattina, a cominciare dalle 9 circa, e negli altri giorni, il pomeriggio, dalle ore 15 fino a tarda serata.

CONTRADA DI VIA LOSANNA

Lunedì 27 gennaio POMERIGGIO: via Novara, via Flaminia dal 411 al 433 (zona Fienile)
Via Flaminia NUMERI PARI dal 356 al 396
Martedì 28 gennaio POMERIGGIO: via Losanna NUMERI DISPARI dal 27 al 61 e via San Gallo
Mercoledì 29 gennaio MATTINA: Via Losanna NUMERI PARI dal 42 al 48
Giovedì 30 gennaio POMERIGGIO: Via Losanna NUMERI PARI dal 50 al 62
Venerdì 31 gennaio POMERIGGIO: via Giubasco
Lunedì 3 febbraio POMERIGGIO: Via Mendrisio
Martedì 4 febbraio POMERIGGIO: Via Chiasso NUMERI PARI
Mercoledì 5 febbraio MATTINA: Via Chiasso NUMERI DISPARI
Giovedì 6 febbraio POMERIGGIO: Via Capolago NUMERI DISPARI
Venerdì 7 febbraio POMERIGGIO: Via Capolago NUMERI PARI
Lunedì 10 febbraio POMERIGGIO: via Pontresina
Mercoledì 12 febbraio MATTINA: via Silvaplana NUMERI PARI
Giovedì 13 febbraio POMERIGGIO: via Silvaplana NUMERI DISPARI
Venerdì 14 febbraio POMERIGGIO: via Poschiavo DISPARI
Lunedì 17 febbraio POMERIGGIO: via Poschiavo PARI
Martedì 18 febbraio POMERIGGIO: Via Coira NUMERI PARI
Mercoledì 19 febbraio MATTINA: via Coira NUMERI DISPARI
Giovedì 20 febbraio POMERIGGIO: Via Losanna NUMERI PARI dal 18 al 30
Venerdì 21 febbraio POMERIGGIO: via Montreux e P.zza Cracovia
Lunedì 24 febbraio POMERIGGIO: Don Giovanni sarà disponibile per visitare le famiglie assenti nei giorni indicati nel calendario.

CONTRADA DEGLI ORTI

Martedì 25 febbraio POMERIGGIO: via Parigi e via OSLO
Giovedì 27 febbraio POMERIGGIO: Via Vienna NUMERI DISPARI dal 1 al 3
Venerdì 28 febbraio POMERIGGIO: Via Vienna NUMERI DISPARI dal 5 al 23
e Via Vienna NUMERI PARI dal 2 al 16
Lunedì 2 marzo POMERIGGIO: Via Vienna NUMERI PARI dal 18 al 26
Martedì 3 marzo POMERIGGIO: Via Lisbona NUMERI DISPARI
Mercoledì 4 marzo MATTINA: Via Lisbona NUMERI PARI
Giovedì 5 marzo POMERIGGIO: Via Londra n. 1, 2 e 3
Venerdì 6 marzo POMERIGGIO: Via Londra dal n. 4 al n.20
Lunedì 9 marzo POMERIGGIO: Via Londra dal n. 21 al n. 54
Mercoledì 11 marzo MATTINA: Via Madrid fino al n. 22
Giovedì 12 marzo POMERIGGIO: Via Madrid dal n. 24 in poi
Venerdì 13 marzo POMERIGGIO: Via Dublino
Lunedì 16 marzo POMERIGGIO: via Copenaghen
Martedì 17 marzo POMERIGGIO: Via Stoccolma NUMERI PARI
Mercoledì 18 marzo MATTINA: via Stoccolma NUMERI DISPARI (ESCLUSO ZONA PEPP)
Giovedì 19 marzo POMERIGGIO: via Amsterdam NUMERI DISPARI e PARI dal 68 al 82
Venerdì 20 marzo POMERIGGIO: Via Amsterdam palazzo n. 2 e n. 4
Lunedì 23 marzo POMERIGGIO: Via Lussemburgo DISPARI
Martedì 24 marzo POMERIGGIO: Via Lussemburgo PARI
Mercoledì 25 marzo MATTINA: via Bruxelles NUMERI PARI
Giovedì 26 marzo POMERIGGIO: via Bruxelles NUMERI DISPARI
Venerdì 27 marzo POMERIGGIO: Via Atene NUMERI DISPARI
Lunedì 30 marzo POMERIGGIO: Via Atene NUMERI PARI
Martedì 31 marzo POMERIGGIO: Don Giovanni sarà disponibile per visitare le famiglie assenti nei giorni indicati nel calendario.

CONTRADA DEL MARE

Mercoledì 1 aprile MATTINA: Via Teramo, Via P. di Piemonte e Via Bari
Giovedì 2 aprile POMERIGGIO: Via Marconi NUMERI DISPARI dal n. 1 al n. 47
Venerdì 3 aprile POMERIGGIO: Via Marconi NUMERI DISPARI n. 51
5 – 17 APRILE SETTIMANA SANTA e preparazione alla CRESIMA

Lunedì 20 aprile POMERIGGIO: Via Marconi NUMERI DISPARI dal n. 53 al n. 107
Martedì 21 aprile POMERIGGIO: Via Marconi NUMERI PARI
Mercoledì 22 aprile MATTINA: Via Adria
Giovedì 23 aprile POMERIGGIO: Via Pescara e via Brescia
Venerdì 24 aprile POMERIGGIO: via Padova
Lunedì 27 aprile POMERIGGIO: Via Martinelli NUMERI PARI, e via Ferrarin e via Bevilacqua
Martedì 28 aprile POMERIGGIO: Via Martinelli NUMERI DISPARI e via Udine          Mercoledì 29 aprile MATTINA: Via Maddalena                                                     Giovedì 30 aprile POMERIGGIO: Via Oliveti (da sotto la ferrovia fino al mare)                  Lunedì 4 maggio POMERIGGIO: Viale R. Margherita dal n. 82 al n. 217              Martedì 5 maggio POMERIGGIO: Viale R. Margherita dal n. 219 al n. 255              Mercoledì 6 maggio MATTINA: Via De Pinedo. Don Masi e e via Aprilia               Giovedì 7 maggio POMERIGGIO: Via Locatelli dal n. 2 al 13                               Venerdì 8 maggio POMERIGGIO: Via Locatelli dal n. 18 al n. 34                          Lunedì 11 maggio POMERIGGIO: piazza D. Raggi e Via Locatelli dal n. 35 al n. 66        Martedì 12 maggio POMERIGGIO: Via Sabaudia                                                         Dal 14 a l 7 maggio preparazione PRIMA COMUNIONE

Lunedì 18 maggio POMERIGGIO: via Pontinia
Martedì 19 maggio POMERIGGIO: Via Tirrenia,
Mercoledì 20 maggio MATTINA: via Anzio
Giovedì 21 maggio POMERIGGIO: Via Pomezia
Venerdì 22 maggio POMERIGGIO: via Latina e via Quarto
Lunedì 25 maggio POMERIGGIO: Via Monza
Martedì 26 maggio POMERIGGIO: via Faenza e via Marsala
Mercoledì 27 maggio MATTINA: Via Assisi
Giovedì 28 maggio POMERIGGIO: Via Gubbio NUMERI DISPARI
Venerdì 29 maggio POMERIGGIO: Via Gubbio NUMERI PARI
Mercoledì 3 giugno MATTINA: Via Bergamo
Giovedì 4 giugno POMERIGGIO:  Via Biella, Via Sarsina
Venerdì 5 giugno POMERIGGIO: Via Viareggio NUMERI DISPARI
Lunedì 8 giugno POMERIGGIO: Via Viareggio NUMERI PARI
Martedì 9 giugno POMERIGGIO: via Mantova (zona di Miramare)

NOTE:

Gli alberghi o gli altri esercizi stagionali riceveranno la benedizione nel mese di maggio e giugno su richiesta dell’interessato telefonando alla segreteria parrocchiale (0541/373185).

Le famiglie assenti durante la benedizione potranno prendere appuntamento con il sacerdote per un’altra visita telefonando alla segreteria parrocchiale

 

Lettera di commiato di don Mauro Evangelisti dalla comunità di Miramare – agosto 2003

Dopo tredici anni

Carissimi,

dopo tredici anni dal mio arrivo in mezzo a voi è giunto il momento di salutarci. Prima di tutto è doveroso spiegare il perché di questo cambio.

La Chiesa propone ogni nove anni una verifica degli incarichi e suggerisce l’avvicendamento delle persone per facilitare il rinnovamento della pastorale. E’ chiaro che nessun prete può rispondere a tutte le esigenze di una comunità. Ne curerà alcune in particolare e altre rimarranno in secondo piano. Così l’alternarsi periodico permette di recuperare gli aspetti della pastorale che hanno ricevuto meno attenzione. Inoltre i limiti personali del sacerdote possono ripercuotersi sul rapporto con la gente. Un prete può incontrare con alcuni e non con altri, che magari faticano a rapportarsi con lui. Così nel tempo viene data a tutti una possibilità di ricevere qualcosa di più attraverso persone diverse.

Già prima della malattia ero convinto della opportunità di questo cambio. Con la malattia le mie risorse si sono ulteriormente ridotte e, per quanto resti vero che la malattia non è tempo perso, ma davanti a Dio è il più prezioso, è altrettanto vero che una parrocchia come questa ha bisogno di presenza. così ho scritto al vescovo, spiegandogli la situazione della parrocchia e la mia, e lui ha capito che era opportuno trovare un nuovo parroco.

Guardando a questi anni passati con voi, mi sento in dovere di ringraziare il Signore e la Chiesa per avermi dato così tanta fiducia i questo incarico. Sento il dovere di ringraziare per quello che ho ricevuto dalla vostra amicizia: mi avete voluto molto bene e l’ho sentito. Non tocca a me dire se io ho voluto bene a voi. Lo sa il Signore. Però di sicuro ho cercato anch’io di esservi amico, con tutte le forze, senza dimenticarmi che dovevo essere anche il vostro pastore e padre nella fede. So comunque di aver mancato in tante cose e in tanti modi. Perdonatemi se qualcuno ha sofferto per causa mia. A volte ho creduto di fare bene e invece ho sbagliato. Altre volte era necessario che andasse così, perché non tutte le sofferenze e le incomprensioni si possono evitare. Vi chiedo perdono per quello che non ho fatto e avrei potuto fare. Se sono stato troppo incerto nell’annunciarvi il Vangelo e se vi ho detto solo quello che poteva piacere di più o che dava meno fastidio. Se certi settori della pastorale non sono stati sviluppati per niente. Se altri non sono stati seguiti abbastanza. Se non ho valorizzato le risorse umane di tutti nell’affidare le responsabilità. Se non ho saputo accogliere abbastanza quello che lo Spirito suscitava in ciascuno. Se non ho saputo stimolare abbastanza la crescita delle persone. Se è mancata una programmazione pastorale vera e propria e questo ha reso più impreciso il lavoro. Se non c’è stato un sufficiente relazionarsi con il territorio e le sue realtà. potremmo continuare ancora, ma forse non serve.

Da tutto questo possiamo ricavare che in questi anni le carenze sono state tante. Non perché si debbano fare per forza cose eclatanti o spettacolari. Ma quante occasioni in più potevamo dare ad altre persone con il nostro impegno?

Noi però crediamo che la Chiesa non è una realtà solamente umana, ma sopratutto divina, e noi in fondo siamo “servi inutili”. quindi siamo certi che comunque il Signore ha lavorato in noi e fra di noi in questi anni, pur attraverso le nostre povertà. Noi siamo una piccola “imbarcazione” condotta dalle correnti della grazia, cioè dalla Parola, dai Sacramenti e dalla Santità della Chiesa. Una parrocchia può essere un po’ “stretta” per chi cerca “cibo” un po’ sostanzioso per la sua fede e spazi più ampi per l’esperienza cristiana. Non è proibito cercare queste cose anche in altre comunità ecclesiali. L’importante è che l’amore per la propria “casa”, per la propria “famiglia”, faccia rifluire tutto a suo vantaggio.

Questo vi volevo dire non per rimanere fermi al passato, ma per guardare avanti, al futuro di questa parrocchia.

Il nuovo parroco è don Giuseppe Vaccarini, ha 45 anni e dopo una esperienza da vice parroco a S. Raffaele di Rimini è stato missionario in Albania per dieci anni. E’ una persona molto preparata e ricca di esperienza umana, spirituale e pastorale. Auguro a lui di avere da voi tutta l’accoglienza, la disponibilità e la corresponsabilità. le cose da fare sono tante e vogliamo invocare per questo la luce e la forza dello Spirito e l’intercessione materna di maria, madre della Chiesa, per lui e per tutti noi. Ma vi prego: non chiedetegli solo di fare delle cose; lasciate soprattutto che sia uomo di Dio.

Mentre vi ringrazio per ogni tipo di collaborazione e di impegno per la parrocchia in questi anni, un grazie a parte va alle Suore per il rapporto di disponibilità discreta e instancabile. Una riconoscenza tutta particolare la devo, e non solo io ma anche voi, a don Gianluca per quello che si è dovuto sobbarcare in questo anno. Un peso ben oltre il dovuto rispetto al suo compito di vice parroco. In questa prova ha dimostrato dia vere non solo le gambe lunghe, ma anche due buone spalle per reggere i pesi che la vita a volte ci mette sopra.

Termino augurando a tutta la Comunità del Sacro Cuore di crescere nella sua identità, per essere, in modo sempre più maturo, lievito che fermenta cristianamente l’ambiente i cui vive. Auguro a tutta la realtà sociale di Miramare di non perdere mai il riferimento ai valori umani e spirituali autentici, senza i quali la convivenza civile non ha fondamento.

Gesù ha detto che non si può mettere mano alla’aratro e poi voltarsi indietro. Questo è quanto viene chiesto a me e anche a voi in questo momento: guardare avanti, costruire il futuro di questa comunità. per questo motivo credo giusto e opportuno per voi, per me e per il nuovo parroco, che io e voi pe run po’ di tempo non ci vediamo. Almeno per un anno. Credetemi, è meglio per tutti.

Vi abbraccio tutti con affetto

Miramare, 30 agosto 2003

Don Mauro Evangelisti

 

La profezia di don Mauro – Omelia del Vescovo per la Messa esequiale in memoria di don Mauro Evangelisti

I vangeli canonici sono quattro – secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni – ma non è affatto né eretico né errato parlare di un “quinto vangelo”.  Il quale però non è da intendersi come un vangelo riportato da qualche amanuense su un antico codice, ma è quel vangelo scritto con il sangue dei martiri, con il sudore dei pastori, con l’audacia dei profeti, con la sapienza dei maestri, con l’umile splendore della “santità della porta accanto”. La vostra presenza così numerosa e palpitante mi dice che tutti noi siamo certi che don Mauro è stato più che un santo prete. E’ stato letteralmente un prete santo. Tutta la sua vita è stata una vera pagina di questo quinto vangelo che i cristiani continuano a scrivere con la loro vita. Ed è proprio per essere fedele al vangelo secondo don Mauro che ritengo che io ora mi fermi subito qua e che ceda la parola a lui stesso. E’ vero: Don Mauro ha scritto pochissimo, e che negli ultimi aveva completamente perso l’uso della parola. Ormai non parlava più con le labbra, ma si era fatto lui stesso parola di vita. E comunque in questi giorni sono venuti alla luce due suoi scritti: una lettera di commiato alla sua comunità di Miramare dell’agosto 2003 – che abbiamo letto ieri sera nella veglia di preghiera a Montetauro  e che al termine di questa celebrazione sarà consegnata in copia a tutti i sacerdoti qui presenti. L’altro testo è una testimonianza data da don Mauro, quando ancora riusciva a comunicare con il puntatore oculare. E’ una testimonianza data ai giovani dei gruppi vocazionali “Ester” e “Samuele”, che risale attorno agli anni 2013-2015. Ve la leggo. E’ l’omelia di don Mauro, non su don Mauro. Ascoltiamo.

“La chiamata del Signore nella mia vita si è manifestata progressivamente e in modi diversi.

Nell’adolescenza, ad esempio, mi è stato chiesto un servizio con i bambini in parrocchia. Io non avevo la più pallida idea di cosa dovevo fare e non mi sarei mai offerto spontaneamente per questa cosa. Ho risposto di sì perché me lo chiedevano e perché c’era bisogno. La mia famiglia mi aveva sempre trasmesso il senso di responsabilità, che concretamente voleva dire non tirarsi indietro e prendere le cose sul serio. In un primo tempo avrei dovuto occuparmi della prima elementare e comunque mi avevano promesso di aiutarmi. Invece quando è stato il momento mi sono trovato da solo e con i ragazzi di terza media. Io avevo solo due anni più di loro. Umanamente la cosa non stava in piedi in nessun modo, ma proprio per questo ho capito in seguito che era il Signore a lavorare dietro le quinte.

Nel frattempo io sentivo il bisogno di formazione per la mia fede, non solo per il servizio che dovevo fare, ma anche perché nelle scuole superiori non volevo nascondermi di fronte alle sfide dei compagni e avevo bisogno di una maggiore solidità personale.

Col tempo, in parrocchia alcuni amici si sono uniti a me e insieme ci aiutavamo anche in questo cammino spirituale. Poi abbiamo cominciato a frequentare il gruppo giovani di un’altra parrocchia più organizzata della nostra e lì abbiamo fatto veramente l’esperienza di un cristianesimo bello e gioioso, l’esperienza di una comunità cristiana piena di passione per il Signore.

Così stavo per finire le scuole superiori e mi rendevo conto che era un momento decisivo per la mia vita. Cominciavo a chiedermi che cosa fare concretamente e dentro sentivo questa passione che spingeva. Ho chiesto aiuto al mio padre spirituale e mi ha fatto capire che non c’era niente in contrario anche per pensare al sacerdozio. in quel momento mi sembrava di essere io a scegliere questa strada. Solo più tardi avrei capito cosa voleva dire “non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”.

Perché è il Signore che sceglie prima di noi. Io sentivo che c’era bisogno di qualcuno e io davo la mia disponibilità, ma al mio posto poteva andare anche un altro. Era un po’ come nella vocazione di Isaia. Il Signore diceva “chi manderò?” e io rispondevo “manda me”. Ma il Signore non vuole solo qualcuno in modo generico: vuole proprio ciascuno di noi personalmente.

Così è cominciato il tempo del seminario con la verifica vocazionale. Nel terzo anno di teologia ho avuto un momento molto difficile, perché mi sembrava proprio di non farcela. Lo sbaglio pero era quello di sentire tutto sulle mie spalle e di contare solo sulle mie forze. Poi il Signore mi ha risollevato e sono ripartito, fino all’ordinazione.

A questo punto la chiamata si concretizzava nell’obbedienza alla chiesa, cioè nell’accettare i compiti che mi venivano affidati e la destinazione che il vescovo aveva pensato per me.

Io fremevo un po’, perché mi sembrava che il Vescovo decidesse sulla mia testa, senza sentire anche il mio pensiero. Invece ho sempre potuto dire quello che pensavo e ho capito che la mia visione delle cose era sempre parziale, mentre chi aveva responsabilità più grandi vedeva anche più lontano di me. Nei momenti di difficoltà è sempre stato importante sapere che non ero stato io a voler essere lì, ma che mi ci aveva messo qualcun altro, attraverso il Vescovo.

Quando sono andato in parrocchia, la vocazione si concretizzava nell’ascoltare le necessità e le attese che c’erano, nel far crescere nella fede le persone e la comunità nel suo insieme, nel lavorare in sintonia con la Diocesi e con tutta la Chiesa.

Insomma, la vocazione non si è manifestata una volta sola, ma dopo la prima volta, più importante e decisiva, si è tradotta in un percorso quotidiano.

Ad un certo punto si è verificato l’imprevisto della malattia. All’inizio mi permetteva di fare tutto come prima. Poi le cose si sono complicate ed ero costretto a stare fuori dalla parrocchia troppo tempo per riuscire a fare il mio servizio. Così ho capito che dovevo lasciare il posto a qualcun altro. Ne ho parlato col Vescovo, il quale ha condiviso il mio discernimento e mi ha sollevato da quell’incarico per fare qualcosa di più semplice.

Io non ho mai pensato che la malattia mi sia stata mandata dal Signore, perché Gesù guarisce i malati e manda anche gli apostoli a fare la stessa cosa. Però Gesù ha preso su di sé le nostre sofferenze e ha chiesto a tutti di portare la propria croce ogni giorno. Croce non significa solo malattia, ma anche la fatica del lavoro o dello studio, quella di prendersi le responsabilità del proprio stato di vita e in generale l’impegno per costruire il Regno di Dio.

Portare la croce della malattia è solo una delle possibilità, ma se non c’è questa ce n’è un’altra. Senza croce non c’è vita cristiana. Però il cristiano porta la croce per vincere il male e per realizzare la Pasqua, cioè la pienezza della vita. Per il cristiano la croce è una fatica ma non è tristezza, perché Gesù ha già vinto e gli afflitti sono già stati consolati. Per questo, come dice san Paolo, “Dio ama chi dona con gioia“.

La nostra croce, come quella di Gesù, è un modo di condividere con gli altri.

Come prete ho conosciuto tante situazioni di sofferenza, ma prima potevo al massimo stare vicino a queste persone. Adesso non sono più soltanto vicino ma dentro la loro situazione, per lottare insieme con loro.

Ogni volta che noi celebriamo l’eucaristia ci uniamo a Gesù che dona la sua vita. la malattia e ogni tipo di croce e un modo di dare la vita con Gesù. Se io ho risposto alla mia vocazione penso che sia dovuto proprio alla fedeltà all’eucaristia. Dai 18 anni ho cominciato a frequentarla ogni giorno. Con l’eucaristia naturalmente mi nutrivo anche della parola di Dio.

Se devo dire in che modo Dio fa sentire la chiamata, penso che sia proprio attraverso la comunione con Lui, che ci rende sensibili alle necessità dei fratelli. Dove si vede un bisogno, lì c’è una chiamata. Chiaramente il Signore non chiede tutto alla stessa persona, ma lo chiede alla comunità nel suo insieme. Quindi la vocazione è personale, ma per viverla c’è bisogno della comunità, dove le varie chiamate si sostengono e si integrano reciprocamente. Per me, ad esempio, il Signore ha provveduto questa comunità, che mi accudisce nella mia totale dipendenza dagli altri.

Grazie a loro io posso continuare ad esercitare anche attivamente il mio sacerdozio. Quando poi non sarò più in grado di fare niente, offrirò la mia impotenza come quella di Gesù sulla croce, ma sappiamo che tutto questo è solo un passaggio verso quella “vita in abbondanza” promessa da Gesù.

Il passo del vangelo che adesso sento più vicino è quello in cui Gesù costituisce Pietro come pastore, dopo aver detto che il buon pastore dà la vita per il suo gregge. Poi parla di quando Pietro era giovane e si vestiva da solo per andare dove voleva. Nella vecchiaia invece sarebbe stato qualcun altro a vestirlo e a portarlo dove lui non avrebbe voluto, per seguire Gesù e dare gloria a Dio fino in fondo.

La mia condizione attuale è esattamente la stessa. Dipendo totalmente dagli altri, che mi accompagnano nel tratto della mia vita in cui mi viene chiesto di glorificare Dio in questo modo”.

Don Mauro Evangelisti